Attenzione ai Falsi Saldi

Nell’ambito dei beni vendita di consumo non alimentari .L’art. 15 del decreto legislativo n. 114/1998 (legge della cd liberalizzazione del commercio al dettaglio) ha stabilito che i saldi “riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo”. Ciò significa, in pratica, che il negoziante può decidere di vendere a prezzo pieno una parte dei prodotti del negozio e riservare i saldi solo ad una determinata quantità e tipologia di prodotti. Anche le vendite promozionali possono essere effettuate “per tutti o una parte dei prodotti merceologici”. Si tenga presente che soltanto le vendite di liquidazione devono essere effettuate dal dettagliante al fine di vendere “tutte le proprie merci”, mentre le vendite sottocosto possono riguardare solo 50 prodotti.

La materia è regolata dalle legge regionale 01/2000. I prodotti in vendita durante i saldi devono essere accompagnati da due prezzi: il prezzo non scontato, ossia quello originale, e quello scontato, accompagnato dalla percentuale di sconto applicata. Anche sulle merci scontate è previsto il diritto di recesso dall’acquisto, subordinato alla presentazione dello scontrino fiscale e alla denuncia di difetti riscontrabili.I saldi riguardano prodotti della stagione che sta finendo e mentre la merce degli anni precedenti può essere venduti ma con una chiara indicazione e un ribasso di prezzo davvero notevole.

Si precisa che, ai sensi degli articoli 128 e seguenti del codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005), che sia in saldo o che non lo sia, i negozianti sono tenuti ad eliminare il difetto, a sostituire il prodotto o rimborsare il prezzo qualora tali rimedi non siano possibili. Ed è pertanto illegittimo il rifiuto dei negozianti alla restituzione del denaro (nel caso in cui riparazione e sostituzione non siano possibili) e non è plausibile la scusa dell’impossibilità di annullare fiscalmente l’operazione di cassa anche nei giorni successivi all’acquisto. A smentire i negozianti è ancora una volta la legge, vale a dire l’articolo 8 del decreto ministeriale 30 marzo 1992 e una successiva circolare del ministero delle finanze del 5 giugno 1992. Infatti il registratore di cassa ha, proprio a questo scopo, il tasto per evidenziare sullo scontrino “eventuali rimborsi per restituzione di vendite

 

Ricordiamo però che la imposizioni di regole che deve rispettare il “professionista” ovvero il produttore o negoziante ha determinato anche una garanzia anche per tali categorie che si vedono vessate e maltrattate dal cittadino che spesso utilizza anche modi spicci e poco civili assistendo spesso a scende e commedie poco piacevoli nei grandi magazzini, negli ospedali, nei negozi, negli uffici pubblici ecc. La serietà della nostra associazione è proprio data da questa caratteristica ovvero dal confronto con le lamentele del cittadino-consumatore con il professionista-produttore –venditore.

Deve, cioè, chiarirsi che il rapporto con le aziende e commercianti e , quindi, con le associazioni di tali categorie è di totale affiatamento per raggiungere l’obiettivo della salvaguardia dei diritti del cittadino ma anche del negoziante-produttore che non può e non deve essere alla mercè dei capricci del cliente il quale deve comprendere i limiti dei propri diritti.

In tal maniera può essere garantita la democrazia e la certezza del rispetto dei diritti di ciascuno.

Uno per tutti è l’esempio classico del cambio del maglione, di un capo la cui taglia non è giusta, il colore non è di gradimento ecc. In tali occasioni deve essere chiaro che il negoziante applica una regola di buon senso per conservare il rapporto con il cliente ma non è tenuto in nessun modo ad effettuare il cambio che , invece, è preteso come diritto.

Si badi bene che, in mancanza di presenza di danni o difetti evidenti, il diritto di recesso è a discrezione del negoziante, che può decidere se accettare il reso oppure no.

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