Pioggia intensa

In tema di responsabilità della pubblica amministrazione questa, nell’esercizio del suo potere discrezionale inerente all’esecuzione e alla manutenzione di opere pubbliche deve garantire la piena efficienza. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’ente proprietario di strade pubbliche o comunque destinate al pubblico è tenuto a costruirli e mantenerli in condizioni che non costituiscano per l’utente una situazione di pericolo occulto. La Cassazione ha più volte sentenziato che l’ente comunale è responsabile per i danni subiti da un cittadino in seguito ad una pioggia intensa, alla stregua dell’art. 2051 c.c. ( dovere di custodia) e della violazione da parte del comune della art. 16. lett.b l. 20.03.1865 n. 2248 , che dispone l’obbligo dell’ente alla manutenzione, ancorchè dell’art. 5 del r.d. 2056 del 15.12.1923 che pone un preciso obbligo di sorveglianza e custodia.

La responsabilità è basata sulla presunzione di colpa nei confronti di colui che ha il dovere di custodia sulla cosa, sia esso proprietario, usufruttuario, enfiteuta, conduttore, consistente non solo nel mantenere il controllo del bene ma anche nel non aver adottato tutte le misure idonee ad impedire che esso rechi danni a terzi prendendo in considerazione un “effettivo potere fisico” sulla cosa, che implica il dovere di custodire la stessa, cioè di vigilarla e di mantenerne il controllo, in modo da impedire che, per sua natura o per particolari contingenze, produca danni (Cass. 1948/2003; Cass. 782/2001; Cass. 1859/2000).

In materia di responsabilità civile, per i danni conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione di strade pubbliche la responsabilità del comune trova il suo fondamento semplicemente nel fatto che un cittadino abbia subito un danno in seguito ad una incuria o una mancanza di efficienza di un sistema fognario o di smaltimento delle acque piovane. Pertanto l’ente pubblico (comune) risponde dei danni cagionati dai beni che ricadono nella sua proprietà sol perché sono sottoposti alla sua diretta vigilanza materiale poiché è preciso dovere e compito dell’ente pubblico far si che in nessun caso si rechi danni al cittadino. ( Cass. 2067/2002; Cass. 1731/2002;19653/2004. L’orientamento oramai consolidato è rigido nei confronti della pubblica amministrazione e ritiene che (Cass. 25/07/2008, n. 20427) la responsabilità oggettiva prevista dall’art. 2051 c.c., è invocabile sempre nei confronti della P.A. ( compreso il comune), per i danni arrecati dai beni di proprietà o di diretta  e concreta disponibilità della pubblica amministrazione,  anche se di rilevanti dimensioni, salva la sola esistenza del caso fortuito.

L’orientamento giurisprudenziale prevalente ravvisa una responsabilità per colpa presunta, il cui fondamento sarebbe pur sempre il fatto dell’uomo, venuto meno al suo dovere di controllo e di vigilanza affinché la cosa non produca danni a terzi (Cass. 11264/1995; C. 6125/1995; C. 1332/1994; C. 3129/1987).

In sintesi la scarsa manutenzione dell’impianto fognario e di smaltimento delle acque piovane sono il presupposto per un risarcimento danni nei confronti della pubblica amministrazione. L’evento della pioggia fitta di per sé non può essere ritenuto  di responsabilità dei danni ricevuti dal cittadino ma se tali danni derivano da un mal funzionamento dell’impianto fognario o da altra infrastruttura di diretta competenza della pubblica amministrazione ( quindi del comune) il cittadino può chiedere il risarcimento dei danni tuti subiti sia per l’abitazione che per l’attività commerciale ed ovviamente provare l’importo di quanto lamentato. Il consiglio pratico è di fotografare quanto subito o filmare l’allagamento di una cantina o dell’appartamento ivi compreso la rovina di mobili, elettrodomestici e stilare, ove possibile, una perizia asseverativa di danni da parte di un tecnico di fiducia o ditta incaricata e conservare ove possibile i beni che hanno subito i danni. E’ bene anche sapere che il cittadino che chiede i danni deve essere in regola con la concessione edilizia e le autorizzazioni amministrative quindi gli immobili abusivi non possono invocare la tutela risarcitoria nei limiti ovviamente della proprietà mentre l’inquilino in possesso di regolare contratto può richiederlo oltre che al comune anche al proprietario.