DIRITTI DI CHI COMPRA DUE ANNI DI GARANZIA

Chi compra corre meno rischi, o almeno così dovrebbe essere. Per ogni bene di consumo mobile (elettrodomestici, auto, abbigliamento, mobili, pc, telefoni, condizionatori, prodotti alimentari, etc.) le legge stabilisce infatti che l’acquirente ha diritto a una garanzia della durata di due anni che può far rivalere in tutte quelle situazioni in cui il prodotto risulta difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità
La nuova normativa, rivolta alla tutela dei consumatori, proprio per la sua sistemazione all’interno del codice, si riferisce unicamente ai beni mobili con esclusione quindi della vendita immobiliare.

Tale normativa è stata recepita ed integrata dal CODICE DEL CONSUMO.

L’art. 128 del codice definisce l’ambito di applicazione della disciplina con un generico riferimento alla “vendita” che consente di ricomprendervi tutti i casi particolari di vendita, come quelle fuori dai locali commerciali, a distanza, nonché la vendita di cose generiche, di cose future, la vendita sottoposta a termine o condizione, la vendita su campione, con riserva di proprietà, la vendita rateale. L’unica condizione è che il trasferimento del bene avvenga a titolo oneroso. Alla vendita la legge equipara contratti di permuta, somministrazione, appalto, d’opera e tutti gli altri contratti “comunque finalizzati alla fornitura di beni di consumo da fabbricare o produrre”.

In sostanza l’ambito di applicazione della disciplina si estende a qualunque acquisto o richiesta di fornitura realizzata da un consumatore, e quindi dalla persona fisica che, agendo per scopi “privati”, si rivolga ad un soggetto imprenditoriale o professionale per acquistare o richiedere beni mobili, siano essi nuovi od usati (art. 128, 3 comma, cod. cons.), preconfezionati o da produrre.

In sintesi: il consumatore ha il diritto di essere garantito da eventuali anomalie del bene difettoso ENTRO DUE ANNI DALLA CONSEGNA.
Unico dovere del consumatore è la conservazione dello scontrino fiscale o di una prova certa che il bene è stato acquistato in quel negozio.

Il bene di consumo e l’usato
La nozione di bene di consumo contenuta nell’art. 128, comma 2, cod. cons., lett. “a” rappresenta un momento di pregiudiziale rilevanza: sono beni di consumo tutti i beni mobili, anche da assemblare, ad esclusione dell’acqua e del gas (qualora non confezionati), dell’energia elettrica e dei beni oggetto di vendita forzata.
Così ciò che sembra caratterizzare i beni di consumo è non già una propria peculiare natura intrinseca, bensì semplicemente la ordinaria e normale destinazione dei comuni beni mobili al mercato dei consumatori”. Riaffiora, insomma, la caratteristica propria del diritto dei consumatori come corpo di norme soggettivamente orientate: la distinzione, introdotta tra bene mobile e bene mobile di consumo non può ritenersi onticamente connessa alla res, essendo correlata allo status di consumatore.
Tra i beni di consumo la novella ricomprende i beni usati messi in vendita da un soggetto professionale, prevedendo per le parti la facoltà di contenere la garanzia ad un periodo di tempo in ogni caso non inferiore ad un anno (art. 134, 2 comma, Cod. Cons.). Ciò significa che se sul contratto non è dichiarata una riduzione della garanzia, anche per l’usato sarà di due anni.

I rimedi primari: sostituzione e riparazione del bene
In caso di difetto, a norma dell’art. 130, comma 2, Cod. Cons., il consumatore ha diritto al ripristino senza spese della conformità mediante riparazione o sostituzione (rimedi “primari”), ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto (rimedi “secondari”). Sia la riparazione che la sostituzione devono essere realizzate in modo completamente gratuito, senza che sia possibile addebitare neppure spese di spedizione, di manodopera, di materiali.
La scelta tra riparazione o sostituzione spetta al consumatore, a condizione che il rimedio richiesto non sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro (3 comma): tale sarebbe quello che imponga al venditore spese irragionevoli, tenendo conto del valore originario del bene, dell’entità del difetto, ma anche dell’eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore (4 comma).

I rimedi secondari: riduzione del prezzo e risoluzione del contratto

In caso di esito negativo della tutela attuabile attraverso i rimedi primari, l’art. 130, comma 7, Cod. Cons. prevede che il consumatore possa richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti circostanze: a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose; b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione nel congruo termine di cui al comma; c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

I termini di decadenza e prescrizione

Il venditore è responsabile quando il difetto di conformità si manifesta, cioè il consumatore è concretamente in grado di averne percezione, entro il termine di due anni dalla consegna del bene (art. 132 Cod. Cons.).
E’ questo il termine di durata della responsabilità del venditore, a meno che non si tratti di beni usati per i quali il termine può essere di un anno ma solo se stabilito per iscritto dalle parti(art. 134, comma 2, Cod. Cons.).
All’acquirente è rimesso poi un onere di denuncia: il consumatore, infatti, decade dai diritti connessi alla garanzia se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla scoperta (art. 132, comma 2, Cod. Cons.). Il compratore è esonerato dall’onere di denuncia, oltre che nel caso di occultamento da parte del venditore del difetto di conformità, nel caso in cui questi abbia riconosciuto la difformità (2 comma, capoverso).
L’ultimo comma dell’art. 132 Cod. Cons. prevede che l’azione si prescrive in ogni caso nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene, precisando tuttavia che il compratore/committente può far valere i suoi diritti in sede di eccezione purchè abbia denunciato entro due mesi dalla scoperta e prima della scadenza del termine di ventisei mesi.

L’onere di provare il difetto di conformità
Il terzo comma dell’art. 1519-sexies c.c. spiega che se il difetto si manifesta entro sei mesi dalla consegna, questo si presume esistente già a tale data: questa circostanza libera il consumatore dall’onere di provare che il bene era difforme già al momento della consegna.
La previsione posta dal legislatore comunitario tendeva a facilitare in modo considerevole la posizione del consumatore che, in effetti, secondo un certo orientamento di legittimità era gravato dall’onere di provare l’esistenza del vizio al momento del trasferimento del bene (per tutte, Cass. 18 luglio 1991, n. 7986, in Giust. civ. Mass., 1991, fasc. 7)
Tuttavia, a ben vedere, posto che la responsabilità del venditore si basa sull’inadempimento all’obbligo di consegnare beni conformi al contratto, devono tenersi in considerazione i criteri interpretativi dell’onere della prova in caso di denuncia di inadempimento o inesatto adempimento posti dalle Sezioni Unite con la sentenza del 30 ottobre 2001 (Sez. Un., 30 ottobre 2001, 13533, in Foro it., 2002, I, 769)
In virtù di tali principi, si deve ammettere che la regola posta dal comma 3 dell’art. 132 La

garanzia convenzionale ulteriore
La Direttiva e il legislatore del recepimento non hanno mancato di regolamentare la garanzia contrattuale ulteriore che, seppur accessoria e soltanto eventuale, assume un ruolo assai rilevante nell’economia complessiva della vendita. Essa si configura, in ogni caso, come addizionale rispetto al regime legale e non può in alcun modo pregiudicarne o limitarne la portata (art. 133, comma 2, lett. a, Cod. Cons.), ma il decreto di recepimento non fornisce alcuna indicazione in ordine alle modalità di attivazione della stessa, limitandosi a stabilire che non può implicare costi supplementari (l’art. 128, comma 2, lett. c, Cod. Cons).
L’art. 133 Cod. Cons prevede anche per la garanzia contrattuale una enunciazione di carattere generale in ordine alla vincolatività (comma 1), alcuni contenuti necessari (comma 2), l’obbligo di fornirla per iscritto su richiesta del consumatore (comma 3), ed in lingua italiana (comma 4). Si spiega tuttavia (comma 5) che una garanzia non corrispondente ai requisiti previsti rimane comunque valida ed azionabile per il consumatore.

TALE NORMATIVA SI APPLICA ANCHE NEL PERIODO DI SALDI E PROMOZIONI

 

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